parole

Parole perfette per ogni momento sbagliato

lunedì 12 marzo 2012

Dopo le 02:00

Non mi stancherò mai di aspettare che sia troppo tardi.


Le mattine acquistano un senso solo se smettono di averlo le notti prima.
Mi sveglio e dimentico te, la cosa che più ci univa - i desideri incompiuti -, inizio a realizzare cose, mettere insieme prove tangibili della mia esistenza. La fisicità dei gesti che ti spengono a poco, toccare le cose, spegnerti ancora fino ad essere solo corpo, corpo che fa, che sente, che non pensa, oggetto fra gli oggetti, oggetto degli oggetti. Routine che sono morfina. La moderata apatia, la bassa reattività agli stimoli - tu -, l'isolamento bagnato, mentre i sensi ottenebrati si inseguono fino a serrare fuori con violenza qualsivoglia ricerca, desiderio, qualcosa che aneli al fuori, all'altro - tu .
Poi arriva la notte, notte di cui sei regina.
Notte che i pensieri li prende per mano lungo le nostalgie, finché non dimentico ogni giorno, finché non sbatto addosso alle grida delle contraddizioni, finché non sono costretto a bere il sangue amaro che la presenza della tua assenza fa fermentare all'altezza dei ricordi. Lì ti riconosco, e so che sei causa e fine. Che sono la stessa cosa. Si inseguono e confondono intrappolando in gabbie chi cerca consolazione nell'ordine delle cose. Come trovare un ordine, quando persino il tempo è solo l'ennesimo strumento con cui tu ti prendi gioco di me? Io, io che mi illudo di cercarti, quando tu hai sempre saputo - zitta, sorridente - che ero semplicemente guidato dalla mano che non mi ero accorto di stringere.
La tua mano così forte, la mia mano così infantile.